La cucina toscana nasce dal fortunato connubio tra ciò che la natura ha regalato a questa terra e ciò che l’uomo, con la sua fatica, ha saputo conquistare e mantenere nel tempo. Una cucina povera e contadina, semplice e insieme raffinata. Considerata da tutti genuina e soprattutto: buona.

Da sempre buongustai, questa caratteristica toscana  è stata confermata dalla storia. Gli Etruschi mangiavano al suono della musica, distesi e serviti da giovani ragazzi e ragazze, usavano piatti e bicchieri, e le loro pietanze erano saporite e genuine. Dagli affreschi rinvenuti nelle loro tombe, sappiamo che facevano le pappardelle (avevano la rotella per tagliare la pasta, il colino e la grattugia), le zuppe, le bistecche di manzo e di maiale alla griglia, i polli alla diavola e persino la schiacciata con l’uva.

 

Pappardelle

Foto di: Pablo76 http://www.flickr.com/photos/pabo76/

Nel periodo feudale e nel Medioevo il frazionamento e la mancanza di comunicazioni differenziarono notevolmente le varie cucine del nostro paese. L’economia del tempo imponeva quindi l’utilizzo delle sole risorse locali. Ogni zona ebbe così le sue specialità, i suoi piatti tipici. Nonostante siano passati due millenni, quelle peculiarità restano ancora oggi.

Dal XIII secolo, quando i cibi erano ancora semplici e poveri, arrivano ricette che oggi sono diventati alcuni tra i piatti più tipici della cucina toscana:  il castagnaccio, la pattona, la ribollita, e i piatti a base di pane, l’elemento principe della nostra tradizione. La minestra di pane, la panzanella e la fettunta, i pan pepati, i buccellati, le schiacciate e i pandiramerini. Era il tempo in cui il pane era prezioso e per questo veniva rielaborato in tutti i modi.

Cucina toscana

Foto di: mikeandanna http://www.flickr.com/photos/mikeandanna/

La scoperta dell’America fu un evento fondamentale.  Da quelle terre arrivarono prodotti che cambiarono profondamente l’aspetto della nostra cucina e Firenze, centro artistico e commerciale del tempo, fu tra le prime città d’Europa ad assaggiare i fagioli, le patate, i pomodori, il granturco e la cioccolata.

Nel  500 Caterina De’Medici, andata in sposa a Enrico d’Orléans, si trasferì a Parigi portando con sé i suoi cuochi. Lei, grande mangiatrice e bevitrice, introdusse così in Francia l’olio d’oliva, le crespelle, l’arte del friggere, i nuovi fagioli bianchi e una salsa che diventerà la “béchamelle”. La cucina francese si fonda così in gran parte sugli insegnamenti impartiti da quei cuochi fiorentini. Poi, agli inizi del XVII secolo anche Maria De’Medici giunge in Francia. Questa volta lei e il suo alchimista porteranno i primi sorbetti della storia (fatti con latte e miele ghiacciati), insegnando non solo l’arte del gelato ma svelando anche i segreti della pasta frolla e della pasta per i bignè.

 

Chianti classico

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A Cosimo III dobbiamo invece un altro importante merito. Nel 1716 stabilì attraverso un bando i confini  del Chianti (la cui prima definizione geografica risale alla metà del XII secolo ). raggiungendo in questo modo un primato storico mondiale divenendo la prima zona viniticola delimitata e definita per legge.

Il Chianti però non è nota solo per il vino, ma anche per la qualità della sua carne. La cinta senese ad esempio è una particolare razza suina dalle origini antiche (gli Etruschi già la conoscevano) allevata solo in Toscana con particolari condizioni e con la quale vengono prodotti i nostri migliori affettati.


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